1 Settembre 2018

Donna Gengle e Mamma

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Indizi inconfondibili

MAMMASEPARATA

L’universo femminile è un mondo che posso capire solo cantanti e poeti. A volte ci orientiamo poco anche noi, immerse fino al collo nelle nostre elucubrazioni mentali e bloccate davanti ai nostri sogni ad occhi aperti. Che quando si infrangono, facendoci cadere dai nostri tre metri sopra il cielo e trasportandoci alla nuda e cruda realtà di tutti i giorni, ci rendono ancora più vulnerabili e incomprensibili.

Non c’è quindi da stupirsi che tra uomo e donna spesso ci siano difficoltà di comunicazione, che derivano prima di tutto da una vera e propria diversità fisica e biologica, fino a plasmare una personalità influenzata dall’aspettativa sociale e culturale in cui cresciamo.

Poi arriviamo ad una certa età, mandiamo tutti a quel paese, e ricominciamo da capo, da ciò che è veramente importante: noi stesse.

La donna GenGle si riconosce lontano un chilometro.

Abbiamo una capacità multitasking sviluppata all’ennesima potenza semplicemente per adattamento all’ambiente, come diceva il buon vecchio Darwin, ovvero ci ritroviamo a gestire qualsiasi cosa senza poter contare sull’aiuto di nessuno. Facciamo quadrare gli impegni dei figli con il nostro lavoro. Incaselliamo l’arcaica necessità di nutrire il branco con la voglia di appagare anche emotivamente questi ragazzi e ritagliamo il tempo per una chiacchierata informale con loro, ma costruttiva. Nel frattempo programmiamo la lavatrice di notte per poter stirare alle cinque del mattino. Sempre se nel frattempo non abbiamo deciso di ritagliarci mezz’ora di meditazione per placare i sensi di colpa cosmici. Quando riusciamo a incasellare anche un’uscita con l’altra metà della mela e ci presentiamo depilate possiamo meritarci proprio l’oscar come migliore attrice protagonista (per una comparsata non ci scomodiamo neanche, non ne vale la pena).

Difficile trovare il tempo per prenderci cura di noi stessa come si deve, in queste giornate troppo piene per appena ventiquattro ore. Programmare una tinta dal parrucchiere significa restare bloccate in questo paradiso femminile per mezza giornata ed è un lusso che possiamo permetterci solo un paio di volte all’anno, o poco più. La chimera di una pulizia del viso fatta con i dovuti crismi diventa appannaggio di un’altra mezza giornata di libertà personale che, anche se non è impossibile da organizzare, ovviamente non appartiene più alla nostra routine mensile.

Non ci scoraggiamo mai davanti a questi banali intoppi che la vita ci riserva, ben abituata a risolvere questioni di massima urgenza come l’improvvisa comparsa del ciclo in adolescente iper timida durante il week end a casa del padre oppure l’organizzazione degli spostamenti regionali dei figli tramite car sharing casalingo e senza l’ausilio di un vero bla bla car internazionale. Noi donne di questa tempra riusciamo ad avere capelli in ordine e unghie perfettamente smaltate ricorrendo al tradizionale hand made che ai tempi di mia madre si definiva “chi fa da se fa per tre”.

Anche per l’abbigliamento ormai riusciamo ad avere dei buoni risultati con i nostri nuovi mezzi adeguati all’attuale condizione economica. Ormai sappiamo come esaltare la nostra femminilità e se possiamo ancora puntare sulla minigonna oppure se è il caso di osare un decoltè più pronunciato. Conosciamo i nostri punti forti e cerchiamo di esaltarli come meglio possiamo.

Invidiamo la perfezione delle Gengle famose che riescono ad andare in palestra ed utilizzare i figli come carico pesistico aggiunto, facendo un figurone in questi video pubblicati su you tube senza pudore, ma dal nostro canto sappiamo benissimo come insegnare le tabelline a ritmo di sumo-squot, tonificando dove serve e confidando in un otto in matematica.

E anche se ogni tanto la sciatica si fa sentire e la tonicità del nostro avambraccio traditore rivela la nostra età, andiamo a dormire con un paio di cuscini sotto i piedi e solleviamo bottiglie d’acqua dietro la nuca, come se fosse un gesto naturale quanto grattarsi il naso.

L’atteggiamento positivo è il nostro motore primario e la voglia di fare sempre del nostro meglio, cercando di sfruttare fino all’osso le nostre capacità, non ci farà affogare nell’oceano in cui ci siamo buttate, fatto di donne che spesso hanno la metà dei nostri problemi.

Ad una cosa non dobbiamo rinunciare mai, nemmeno quando piove e quando la nostra autostima è ai minimi storici: un bel paio di scarpe con i tacchi. Non servono vertiginosi e nemmeno troppo sottili, ma se li mettiamo in un angolo e non ce ne preoccupiamo, indossando ballerine ogni giorno e camminando rasoterra per questioni di praticità, il nostro umore ne risentirà nel peggiore dei modi. Possiamo avere mezzi ridotti e poco tempo a disposizione, ma non dobbiamo mai dimenticare di viaggiare a testa alta e i tacchi, più di ogni altro ammennicolo femminile, ci ricordano la nostra natura, la sinuosità del nostro corpo, la naturale propensione al bello. Per quanto possa sembrare banale, sono convinta che i tacchi ci aiutino a sentirci donne e non solo mamme, non solo amanti, non solo donne in carriera, non solo casalinghe.

Solo noi possiamo occuparci e preoccuparci di noi stesse, nessun altro.

E non crolliamo perché non vogliamo questo per il nostro ego, non possiamo per i nostri figli e non siamo arrivate fino a questo punto per buttare all’aria il percorso che abbiamo fatto fino a qui. Ogni lacrima versata e ogni nottata in bianco sarà ripagata con un ticchettio melodioso che, come ci insegna Dorothy nel magico Mondo di Oz, ci permetterà di ritornare a casa, la nostra casa, dove ci possiamo sentiamo amate, al sicuro e possiamo finalmente lasciarci andare, senza timore.

gambe donne separate

 

 

 

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