1 Settembre 2018

Quando si affronta un divorzio, è sempre difficile metabolizzare il cambiamento

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Quando si affronta un divorzio, è sempre difficile metabolizzare il cambiamento. Variano le abitudini, i figli non si vedono quanto prima e chi cambia casa deve fare i conti con un trasloco e una dimora più modesta. Con il tempo, quello di cui si riesce volentieri a fare a meno, è l’ex coniuge con cui molto spesso i rapporti si incrinano e che si cerca di allontanare dalla propria vita privata. Prima giuravamo amore eterno, ora parlare di lui non ci mette proprio di ottimo umore.

Dopo la separazione, la legislazione italiana non si preoccupa solo di tutelare l’interesse emotivo ed economico dei figli avuti dall’unione, ma di anche provvedere al coniuge in difficoltà economica mediante l’assegno divorzile. Dal 1990 al 2017 era strettamente collegato al “pregresso tenore di vita”, ma si sono scatenate non poche polemiche soprattutto dopo il “caso Grilli”. La normativa di riferimento è un terreno minato e si attende con ansia il pronunciamento della Corte di Cassazione, forse entro maggio. Le ipotesi plausibili potrebbero essere diverse: un recupero del criterio al tenore di vita oppure, in totale antitesi, si sosterrà il principio dell’autosufficienza economica. In ultima analisi forse potrebbe essere valutato ogni singolo caso, senza poter stabilire a priori un principio assoluto. Attendiamo molto fiduciosi e altrettanto incuriositi.

Un modo facile e collaudato per evitare spiacevoli sorprese dovute al mantenimento dell’ex, potrebbe essere il semplice accordo prematrimoniale, possibile negli Stati Uniti, Inghilterra, Germania o Spagna, ma non in Italia perché considerato in aperto contrasto con il principio stesso dello sposalizio. Potrebbe essere una buona idea progettate un matrimonio all’estero e coniugate una cerimonia intima, un’ottima luna di miele ed un invidiabile, eventuale, divorzio. Meglio accordarsi mano nella mano che combattere una stremante guerra dei Roses, anche se si spera di non doverlo mai fare.

Altro nodo spinoso strettamente collegato al mantenimento dell’ex è il TFR a cui il precedente coniuge ha diritto nella misura del 40% nel caso in cui non convoli a nuove nozze e sia titolare dell’assegno divorzile. Non fa piacere dover versare una cifra di questo tipo alla fine di un contratto sia lavorativo che matrimoniale. Un’interessante alternativa potrebbe essere far confluire questa cifra in un fondo pensione da cui il lavoratore non può trarre nessun immediato arricchimento e quindi non si trova costretto a versare importi notevoli all’innamorato di un tempo. Fatta la legge, trovato l’inganno.

Per quanto riguarda invece la casa coniugale, di norma, viene assegnata all’ex coniuge con cui dimorano per la maggior parte del tempo i figli, fino a quando non venga raggiunta la loro indipendenza economica oppure fino a quando l’ex decide di rimettere la fede al dito. Se i vostri pargoli sono ancora in tenera età, dovete ben sperare nei suoi fiori d’arancio pur di poter tornare nella casa in cui non entrate da anni ma continuate a pagare il mutuo.

Ultima alternativa per limare il mantenimento dell’ex è valutare la delocalizzazione della propria attività lavorativa fuori dai confini nazionali in modo da rendere più complicato quantificare il reddito effettivo. Ma questi sono proprio mezzucci.

Il principio migliore resta sempre l’integrità, verso se stessi prima ancora che verso l’ex amato. Capire effettivamente quanto i soldi possano fare la felicità personale o, come effettivamente succede, quanto il versamento mensile possa causare l’infelicità della controparte.

Bisogna concentrarsi su quello che conta realmente: riconoscere il vero valore, anche economico, di ogni singolo coniuge nella precedente vita condivisa e garantire ai figli il giusto stile di vita, senza usarli come arma impropria. Non significa ripristinare un tenore che veniva garantito proprio perché frutto di un gioco di squadra e nemmeno accontentare i figli in tutto e per tutto, rendendoli ancora più viziati di quanto non lo fossero già durante la vita matrimoniale. Bensì non far mancare nulla di quanto può essere indispensabile per una vita semplice ma appagante, e mettere a loro disposizione il proprio tempo, che non ha prezzo, e la giusta condivisione emotiva con ogni singolo genitore. Alla fine, un po’ di sana privazione potrebbe aiutare questi ragazzi a far emergere il loro carattere, le reali aspirazioni e la grinta indispensabile nella vita vera. Potrebbero imparare dai genitori una lezione di vita fondamentale: che i soldi non vengono regalati ma che si guadagnano sul campo, con grande fatica e tanta soddisfazione. E che comunque non permettono di comprare ogni cosa. La dignità personale non ha prezzo e fa camminare, nella vita, a testa alta e schiena dritta.

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