8 Novembre 2018

Ultimo atto: ciak si divorzia

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Ho lo stesso vestito di quando mi sono sposato, sembra quasi la fotografia di un film d’altri tempi, dove tutti gli attori si guardano con freddezza e senza fiatare. Si rasenta il cinema muto delle sale degli anni passati.

“Come è strano riuscire a comunicare anche solo con gli sguardi.”

Avvocati, segretari, attori principali e comparse che si fanno compagnia davanti all’anticamera dell’inferno; percezione della tensione e della cattiveria che si riversa tra carte e cartelle, tra anni di felicità passati insieme e sacrifici che ci hanno portato a costruire una storia d’amore catastrofica.

Si entra e non si capisce più niente; si sente la tensione di chi ha dato in mano a degli perfetti sconosciuti quello che è un “pezzo di vita” passato in due; ti chiedi chi siano questi soggetti che parlano usando parole diverse da quelle che senti ogni giorno e ti senti ubriaco; non capisci cosa stiano dicendo, eppure parlano di te.

Tutte queste persone davanti al proprio patibolo pronte a giudicare in 6 minuti (perché quello è il tempo a loro disposizione) per riuscire a riconciliare e decidere se sia giusto o sbagliato quello che due avvocati, profumatamente pagati per farci litigare, abbiano deciso per noi.

Perché diciamocelo pure…noi entriamo dentro uno studio, pensiamo di poter spaccare il mondo e poi ci ritroviamo con un pugno di mosche e la coda tra le gambe.

La tensione raggela la sala e non riusciamo a capire che ci sono delle persone umane davanti a noi.

Il giudice, donna (con tanto di attributi), legge quello che abbiamo scelto per noi e per le nostre figlie; si ferma, respira, alza gli occhi e guarda la madre, mentre ripete quello che ha appena letto: “le figlie manterranno la residenza presso la casa del padre”; poi mi guarda e sorride.

Continua a leggere ma, non ha tempo di girare quel maledetto foglio e si ferma di nuovo per ripetere la stessa scena di prima cambiando le parole: “la signora seppur avendo lo stesso reddito del padre percepirà un assegno di mantenimento di X euro”…la guarda…mi guarda…..sorrido….lei mi sorride e continua a leggere.

Ho trovato umanità davanti ad una donna che ha saputo leggere tra le righe quello che ha cancellato la felicità di una famiglia.

Sono entrato in quella sala 3 volte (perché la prima separazione ero all’estero per lavoro) ed ho sempre trovato umanità, perché chi entra con la cattiveria dentro vede solo persone fredde davanti a sè, senza capire la difficoltà di quel lavoro che stanno facendo: cancellare la storia di un amore per scrivere su carta bollata la condanna di un fallimento.

Bruno Nappa

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Tutte queste persone davanti al proprio patibolo pronte a giudicare in 6 minuti (perché quello è il tempo a loro disposizione) per riuscire a riconciliare e decidere se sia giusto o sbagliato quello che due avvocati, profumatamente pagati per farci litigare, abbiano deciso per noi.
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