Adozione. Il diritto allo studio per gli alunni adottati
<p>Nel post precedente ho iniziato a parlare delle <a href="/blog/82/il-diritto-alla-felicita-dei-bambini/">linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati</a><strong>, </strong> adottate dal MIUR nel dicembre 2014.</p> <p>Si tratta di un intervento molto importante e significativo che, grazie anche al richiamo che ne viene fatto nella legge 107/2015, è entrato a pieno titolo a far parte della scuola e, ancor più, come auspichiamo, di una scuola sana, così come è o comunque tende ad essere la scuola dove vanno/andranno i nostri figli.</p> <p>Ancora un post, dunque, dedicato a tutti quei genitori adottivi che desiderano essere più consapevoli, avere qualche appoggio in più nel loro rapporto con la scuola, per camminare insieme agli insegnanti perché il diritto allo studio sia pienamente garantito a tutti.</p> <p>Venendo ad un’analisi del documento, vorrei suggerire una specie di trucco per tutti i genitori adottivi: ogni volta che leggete di un problema, di una criticità “tipica” dei <strong>bambini adottati</strong>, pensate al vostro bambino e trovate un suo <strong>talento</strong>. Mettetevelo bene in testa, presente a voi stessi, e ricorrete a quel pensiero ogni qualvolta la sensazione di essere sopraffatti vi assalga!Il vostro bambino vi apparirà in tutta la sua splendida unicità.</p> <p><img src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/adozioneascuola.jpg" alt="" width="1920" height="1080" /></p> <p>Ciò detto, il paragrafo 1.3 delle Linee di indirizzo individua le c.d. “<em>aree critiche</em>”: difficoltà di apprendimento; difficoltà psico-emotive; scolarizzazione nei Paesi d’origine; bambini segnalati con bisogni speciali o particolari; età presunta; preadolescenza e adolescenza; italiano come L2; identità etnica. Rimando alla lettura del testo per il contenuto dettagliato di ogni area. Ciò che, però, preme evidenziare è come in tutte le descrizioni delle singole criticità, sia evidente l’intenzione di coloro che le hanno scritte di portare l’attenzione non sul sintomo in sé, ma sulle cause. Con riferimento ai disturbi dell’apprendimento, ad esempio, seppur vengano richiamati studi che hanno evidenziato la presenza, tra i bambini adottati, di una percentuale di <strong>Disturbi Specifici dell’Apprendimento DSA</strong> superiore a quella mediamente presente tra i coetanei non adottati, si legge altresì che la stessa “storia” del bambino, ciò cui è stato esposto, possa, di fatto, pur in assenza di un <strong>DSA</strong>, manifestarsi con deficit nella concentrazione, nell’attenzione, nella memorizzazione, nella produzione verbale e scritta, in alcune funzioni logiche. Soffermarsi sulle cause, sulla storia, non avere fretta di etichettare il sintomo, è importante per capire l’alunno e dargli il giusto aiuto. A tale proposito, mi permetto di aggiungere che è fondamentale individuare professionisti che possano realmente affrontare il percorso del bambino con una visione ampia, di insieme, olistica mi verrebbe da dire, che non si limiti, appunto, ad intervenire sul solo sintomo. E anche i <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="genitori" data-wpil-keyword-link="linked">genitori</a> devono avere questo ben in mente così da poter aiutare gli insegnanti nel loro percorso. </p> <p> </p> <p>Qui puoi trovare <a href="http://www.istruzione.it/allegati/2014/Lineediindirizzoperfavorirelostudiodeiragazziadottati.pdf">il testo integrale</a>.</p>