Lettera a Gengle: come ho vissuto la mia separazione
<h3><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/solitudinegenitoreseparato.jpg" width="900" height="643" /></h3> <p> "Avevo incontrato il mio "principe azzurro" in una sera d'estate. Aveva avuto la capacità di intercettare una discreta manciata dei miei desideri più reconditi, quello di continuare a lavorare nella ristorazione, quello di finire un percorso di studi che ero stata costretta ad abbandonare a pochi passi dal traguardo per la malattia di mia madre, quello di costruire una famiglia. Un invito improvviso per una vacanza insieme a Venezia, nei giorni della Mostra del Cinema, e il gioco era fatto: ero innamorata con il cervello spento. C'erano già tanti segnali di quello che sarebbe stato, ma io non li vedevo più. <strong>Ho</strong><strong> </strong><strong>realizzato</strong><strong> </strong><strong>che sarei stata un genitore <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/single" target="blank" rel="noopener nofollow" title="single" data-wpil-keyword-link="linked">single</a> una sera di novembre, la sera del mio compleanno, incinta di due mesi.</strong>Lui mi camminava davanti distaccato, lasciandomi indietro di qualche metro. Separato, distante, nervoso.Chiedo spiegazioni.</p> <p>"Io mi vergogno di te in pubblico, non mi piace che le persone mi vedano accanto a te. Sono da sempre abituato ad avere accanto delle belle ragazze, tu sei una bella persona, ma non sei né alta, né bionda, né con le tette grosse. Scusa. È un problema mio."Guidavo io quella sera, e guidai fino quasi a Montepiano, tra le lacrime, urlando, chiedendo spiegazioni, rischiando di sbandare ad ogni curva.Credo abbia avuto paura quella sera.Volevo andare a casa mia, finirla lì, ma mi convinse a restare.Passai la notte in bianco, camminai a caso la mattina dopo, per diverse ore, finchè non mi chiama che dovevamo andare a <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/pranzi" target="blank" rel="noopener nofollow" title="pranzo" data-wpil-keyword-link="linked">pranzo</a> dai suoi genitori.<strong>Feci la mia scelta. Sarei rimasta accanto a quell'uomo, per dare un padre a mio <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/2018/09/01/232-lettera-a-mio-figlio/" target="blank" rel="noopener" title="figlio" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="267">figlio</a>. Avrei sacrificato la mia felicità perchè il bambino che avevo in corpo, suo figlio, avesse la possibilità di avere un padre e una famiglia.</strong><strong>Iniziò così la mia discesa agli inferi.</strong></p> <p>Sola a tutte le visite in gravidanza, la frase più carina nei miei confronti era "Mamma mia come sei grossa, non ti si può vedere!". Pulii la nostra nuova casa da sola, feci il trasloco delle mie cose da sola, quando già ero all'ottavo mese, in sala parto le uniche parole che uscirono dalla sua bocca furono "Madonna che schifo, c'è un monte di sangue!", appena nato il bambino, mentre lui già succhiava la vita dal mio seno, gli chiesi dell'acqua e lui rispose "Aspetta.", stava mandando i messaggi ai suoi amici e io parlai per la prima volta col mio minuscolo bambino appena nato e gli dissi "Preparati, amore dolce, dovrai aspettare tanto..."</p> <p>L'inferno continuò.</p> <p>Non cenò mai con noi, tranne una sera, che alzandosi da tavola disse: "Era meglio se andavo a mangiare da mia mamma.", non stava mai con il bambino, perchè si diceva depresso, e io ero la causa della sua depressione, dormivamo in camere separate, perchè le notti che avevo provato a passare con lui erano state "le peggiori notti" della sua vita, ero diventata "un nano deforme sottosviluppato e con la testa grossa. Perchè non è vero? Nana sei nana, deforme lo sei non vedi che pancia ti è rimasta, sottosviluppata sei sottosviluppata, perchè sei bassa, e la testa grossa ce l'hai è un dato di fatto. Guardati. Devi accettare la realtà"</p> <p><strong>L'inferno diventò ancora più buio quando cominciò a mettere in pericolo il bambino o a usare su di lui la stessa indifferenza che usava con me,</strong> fino a dire che se fosse cascato dalle scale una sera che glielo avevo lasciato sul letto un minuto e me lo ero trovato in bagno, camminava appena, che fortunatamente aveva preso la direzione opposta alle scale, "non sarebbe stato un problema, sarebbe stato un bambino in meno da campare al mondo", fino a far fare la pipì addosso al piccolo che cominciava a lasciare il pannolino, nonostante lo chiamasse, e lo chiamassi anch'io dal bagno dove ero confinata dal vomito che la mia celiachia mi aveva regalato quella sera, perchè "ma che vuoi, sto guardando la televisione!".</p> <p>Arrivarono gli attacchi di panico, la psicoterapia, gli psicofarmaci. <strong>Ho</strong><strong> </strong><strong>deciso</strong><strong> </strong><strong>che sarei stato un <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="genitore" data-wpil-keyword-link="linked">genitore</a> single, per davvero, una sera di autunno quando il mio bambino di poco più di due anni mi chiese: "<em>Perchè mamma sei sempre triste? Perchè piangi sempre?"</em></strong><strong>Lasciai la sua casa nel marzo dell'anno successivo, tornando dai miei <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/" target="blank" rel="noopener" title="genitori" data-wpil-keyword-link="linked">genitori</a>, perchè se non fossi tornata da loro non avrebbe firmato il trasferimento di residenza del bambino. </strong></p> <p>E lì l'inferno aprì un nuovo girone.</p> <p>Tornare da donna e <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/2018/09/01/327-la-lettera-di-un-madre-separata-alla-figlia/" target="blank" rel="noopener" title="madre" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="134">madre</a> in una casa dove sei stata figlia è un massacro emotivo. Arrivare a sentir dire da tuo padre che "Non ti meriti tuo figlio!" caccia a fondo il coltello che già apre il cuore, e a quel punto hai due possibilità. Muori, dentro. O tiri fuori quel maledetto coltello e cominci a lottare per te e per il tuo bambino.</p> <p>E così ho fatto.</p> <p>Ho buttato ansiolitici e antidepressivi nel cesso e mi sono ripresa la mia vita.</p> <p>Il quarto trasloco in quattro anni, finalmente soli io e lui, e a distanza di due anni eccoci qua, con il mio cucciolo che a settembre andrà in prima elementare.</p> <p><strong>La solitudine è un mostro feroce, ma anche una meravigliosa occasione di crescita, quello che manca veramente quando si vivono queste situazioni è la possibilità di comunicare con qualcuno che comprenda davvero quello di cui stai parlando.</strong></p> <p>E <strong>Gengle</strong> è questo per me. L'ho scoperto fisicamente il giorno di <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/natale" target="blank" rel="noopener nofollow" title="Natale" data-wpil-keyword-link="linked">Natale</a> dello scorso anno. E ho visto persone allegre, sorridenti, felici, trovarsi insieme per lasciare tutti i problemi fuori dalla porta almeno per una manciata di ore, e i bambini giocare tutti insieme. Ho visto e conosciuto persone che danno a se stesse la possibilità di essere ancora felici.</p> <p><strong>Pensavo di aver finito di giocare la mia partita a carte nel <a class="wpilkeywordlink" href="https://giochi.ai/" target="blank" rel="noopener nofollow" title="gioco" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="367">gioco</a> della vita. Pessime carte, giocate in modo ancor più pessimo.</strong> Incontrare il meraviglioso mondo dei Gengle mi ha fatto capire che la partita non è finita, che sopravvivere è limitativo, che mi merito ancora di vivere. E mio figlio si merita una mamma che vive e crede fermamente che la felicità esiste, sempre, per tutti. Basta andarsela a prendere e consentirle di raggiungerci. Perciò, semplicemente, grazie</p> <p><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/carte.jpg" width="900" height="598" /></p> <p> </p>