Tecnologia: come insegnarla ai nostri figli
<h3 class="Standard" align="center"><em><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/smartphonetecnologiabambini.jpg" alt="" width="900" height="675" /></em></h3> <h3 class="Standard" align="center"><em>L'esempio di Jannel in una famiglia monogenitoriale</em><em> </em> </h3> <p class="Standard">Ho cercato in tutti i modi di mettere la testa sotto la sabbia e sperare che il fenomeno passasse in cavalleria. Ho pensato anche che la mia bambina, ai miei occhi sempre tanto bella quanto intelligente, magari potesse non essere interessata all'oggetto del desiderio. Una sorta di anticonformismo all'ennesima potenza. Invece, la campanella delle otto ha iniziato a suonare da qualche settimana e la richiesta del cellulare è arrivata perentoria.</p> <p class="Standard">Nonostante in un <a href="/blog/97/cellulari-e-cellulite-come-sopravvivere-con-un-adolescente-in-casa-">precedente articolo</a> abbia spiegato i miei mille motivi per non cedere all'acquisto alla fine ho capitolato. Lo sentivo nell'aria e sapevo che stava per arrivare il momento tanto temuto. Dopo un week end a casa di papà è tornata con un vecchio i-phone e la scheda prepagata.</p> <p class="Standard">Così ho fatto l'unica cosa che di solito mi salva dai pasticci: mi sono messa a leggere. <span style="font-size: 16px;">Ho trovato il mio Santo Graal, </span><a style="font-size: 16px;" href="http://www.giunti.it/libri/altra-manualistica/irules/">i-Rules</a><strong style="font-size: 16px;"> di Jannel Burley Hofmann</strong><span style="font-size: 16px;">.</span></p> <p><img class="allinea-destra" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/irules-figlisempreconnessi.jpg" width="751" height="415" /></p> <p class="Standard">Questo libro è stato una vera rivelazione. In primo luogo perché scritto da una madre americana di <em>cinque </em><a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="figli" data-wpil-keyword-link="linked">figli</a> che ai miei occhi ha pieno diritto di parlare della sua esperienza, se non altro perché ne è sopravvissuta. <br /><br />Credo che ne abbia viste più lei in questi anni di quello che io da sola mi posso immaginare, dato che mi organizzo in modo funambolico solo con due ragazzini. <br />In più è un libro stimolante perché alterna considerazioni di educazione generale ad altre di <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/natura" target="blank" rel="noopener nofollow" title="natura" data-wpil-keyword-link="linked">natura</a> più pratica. Spiega l'inutilità nell'ignorare la presenza della tecnologia, ma consiglia di utilizzarla come semplice strumento quotidiano. Abbiamo insegnato ai nostri figli ad andare in bicicletta e allacciarsi le scarpe, dobbiamo fare lo stesso con questi nuovi oggetti. <br /><br />Tutto ciò rappresenta un problema perchè abbiamo scarsa dimestichezza con questi mezzi. <strong>Siamo infatti la prima generazione di adulti, cresciuta in un'era non tecnologica, che educa i primi nativi digitali. </strong>Essere disorientati è più che giustificato. E se lo dice Jannel io ci credo. Quindi, dopo questa pacca sulla spalla, la super mamma elenca le sue diciotto regole per l'utilizzo dei cellulari in casa.</p> <p class="Standard">Qualche spunto l'ho preso al volo, altre cose invece le ho adattate alla mia circostanza di mamma <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/single" target="blank" rel="noopener nofollow" title="single" data-wpil-keyword-link="linked">single</a> e alle caratteristiche di mia figlia, che conosco come le mie tasche e so che può essere tanto amorevole quanto testarda se si mette in testa qualcosa. Abbiamo concordato orario di accensione e spegnimento del telefono, possibilità di controllo dei nominativi in rubrica, libero accesso a codici di accesso e foto registrate, ma assoluto divieto di registrazione nei <em>social</em>. Questo proprio non potevo concederlo. Diciamo che si è dimostrata molto collaborativa, forse per paura che il bene le venisse confiscato. <br /><br /><strong>Non mi piace essere severa, ma dei limiti ben chiari ci devono assolutamente essere. L'ideale sarebbe avere una linea educativa comune tra la casa della mamma e quella del papà, </strong>lo dice anche Jannel parlando di famiglie con <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/" target="blank" rel="noopener" title="genitori" data-wpil-keyword-link="linked">genitori</a> divorziati, ma qui ancora non concordiamo il bonifico mensile, dopo un anno di separazione, figurarsi l'utilizzo del cellulare della ragazzina. <br /><br />Credo che mi occuperò della mia piccola realtà, delle mie quattro mura domestiche e delle regole che devono osservare i miei figli mentre sono con me, ma devo essere sicura di riuscire ad intervenire quando capiterà il primo problema. Perché capiterà, ovviamente. Non posso credere che mia <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/2018/09/01/327-la-lettera-di-un-madre-separata-alla-figlia/" target="blank" rel="noopener" title="figlia" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="214">figlia</a> non riceverà mai messaggi ambigui o foto compromettenti, soprattutto in un mondo adolescenziale così veloce e apparentemente smaliziato. </p> <p class="Standard">Spero solo che lei capisca quando è il momento di venire a chiedere un consiglio, se non a me almeno alle mamme che hanno il suo numero o alle mie amiche che la conoscono da quando è nata. Cerco di creare una rete di supporto che possa aiutarla a cadere morbidamente e a sapere che non è sola. Poi ovviamente se volesse il mio aiuto sarò sempre qui a consigliarla e sostenerla, cercando di farla ragionare su quello che le capita e quello che vuole per se stessa.</p> <p class="Standard">Non posso negare comunque che questa tecnologia abbia portato anche grandi vantaggi alla nostra comunicazione, soprattutto nei week end alterni. A volte una faccina felice quando non è con me, mi basta per capire che sta bene e sentirla comunque vicino, senza disturbare i nonni o il papà. <strong>Siamo lontani anni luce dall'ideale di famiglia allargata in cui credo e che comunque spero di realizzare un giorno, ma se non posso obbligare le persone ad andare oltre ai soliti luoghi comuni, posso lavorare sui miei figli perché diventino persone migliori e facciano tesoro di ogni personale esperienza.</strong> <strong>Compresa la separazione dei loro genitori.</strong></p> <p class="Standard"><strong><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/smarthoneefigli.jpeg" alt="" width="962" height="750" /></strong></p> <p class="Standard"> </p>