Ve lo siete mai detto?
Fa così paura dire quello che si pensa e ciò che si prova?
<p>Nella stanza di mediazione si fanno molte domande, anzi si fanno quasi esclusivamente domande. Le mediatrici non danno <strong>soluzioni</strong> preconfezionate, consigli o ricette, ma fanno uscire le <strong>soluzioni</strong> dalle persone che guidate dalle proprie risposte trovano il modo per affrontare i propri problemi. Ma una domanda che ci troviamo a fare sempre più spesso è questa: “<strong>Ve lo siete mai detto prima</strong>?”. Mi colpisce sempre molto il fatto che persone che hanno condiviso anni di vita, <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="figli" data-wpil-keyword-link="linked">figli</a>, fatiche e piaceri ammettano di non essersi mai detti alcune cose, quelle cose semplici, all’apparenza facili, quasi basilari del tipo : “<strong>Sei molto bella</strong>”, oppure “<strong>Grazie</strong>”, o ancora “<strong>Mi fai soffrire con questo comportamento</strong>”, “<strong>Mi sento triste, o felice</strong>”.</p> <p>Qual è l’arcano alla base del fatto che molte persone preferiscano non dirsi alcune cose piuttosto che dirsele? Per quale motivo spesso si pensa che non dire, omettere, mandare giù sia meglio che dire, buttar fuori, ammettere?</p> <p>Questa strategia potrebbe forse funzionare a breve termine, ma a lungo termine non fa altro che stratificare silenzi, bugie, magoni che poi da qualche parte necessitano una via d’uscita, e allora si finisce per recriminare all’altro i propri silenzi sostenendo di averlo fatto per lui, per proteggerlo, per non ferirlo.</p> <p>Fa così paura dire quello che si pensa e ciò che si prova? Forse semplicemente non siamo abituati a farlo, nessuno ce l’ha insegnato. Forse la nostra educazione così propensa alle buone maniere, all’accondiscendenza, al consenso ci frena sulla via dell’esposizione e del dire la propria opinione. Le persone spesso ci dicono frasi del tipo: “<strong>Non gliel’ho detto per non litigare, perché la pensiamo in modo così diverso…</strong>”. Io vedo in questa frase un bivio netto, deciso tra due strade da percorrere nella propria vita: dire o non dire, affermarsi o nascondersi, esporsi o sottrarsi. Confrontarsi con le opinioni e i sentimenti degli altri fa paura. <strong>Credo</strong> ormai che questa sia una certezza. Ma ne vale la pena. <strong>Credo</strong> che anche questa sia una certezza, almeno per quanto mi riguarda. Dire ciò che si pensa a volte con rabbia, a volte con la voce tremante, o con le lacrime agli occhi, a volte educatamente, con rispetto, altre volte con l’umiltà di chi pensa di essere ininfluente, o solo con il bisogno di essere ascoltata. Questo dire, insomma, mi sono accorta che funziona. Certo espone a critiche, al confronto, mette di fronte a ciò che non si condivide, o a ciò che fa paura, ma aiuta nelle relazioni con le altre persone.</p> <blockquote> <p>E voi? Ve lo siete mai detto?</p> </blockquote> <p>Ottavia Re Fraschini, Sara Rimoldi, Promesis s.s.</p> <p> </p> <p><img alt="" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/terapiadicoppia.jpg" style="height:768px; width:1365px" /></p>