Da amare in presenza ad amare in assenza
<p style="text-align: center;"><strong><em><img src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/lutto.jpeg" alt="" width="940" height="470" /></em></strong></p> <p style="text-align: center;"><strong><em>riorientarsi in un nuovo mondo</em></strong></p> <p style="text-align: center;"> </p> <p><strong>Cosa significa lutto e perdita?</strong></p> <p>Quando parliamo di <strong>lutto</strong>, lo associamo solitamente alla <strong>perdita</strong> di una persona cara, qualcosa di importante per noi. Freud parlava del tempo del lutto come “<em>quel tempo in cui l’individuo trasforma l’assenza esterna dell’oggetto in presenza interna</em>”.</p> <p>Tale percorso di lutto necessita un tempo che a livello statistico può durare dai 6 ai 24 mesi; ovviamente su questi tempi incidono sia variabili individuali che sociali e culturali.</p> <p>Quando una persona si trova ad affrontare una perdita, è investita da molte emozioni: <strong>tristezza, rabbia, paura, disperazione, senso di colpa, rimorso.</strong></p> <p>Inoltre ci possono essere anche <strong>difficoltà di concentrazione</strong>, <strong>disorientamento</strong> come anche sintomi a livello comportamentale: <strong>disturbi del sonno</strong>, <strong>diminuzione dell’attività quotidiana</strong>, <strong>isolamento</strong>, <strong>disturbi del comportamento alimentare</strong>.</p> <p>Ogni persona può manifestare o meno queste emozioni, e può farlo in modo diverso: c’è chi piange, chi non riesce a farlo, chi urla, chi ha bisogno di parlare della persona mancata, chi invece preferisce stare in disparte. È importante tenerlo presente perché <strong>sono tutte reazioni normali</strong>, che vanno accettate, rispettate e non giudicate.</p> <p><strong>Qualcuno vicino</strong></p> <p>Un modo di dire comune è “<em>L’amico c’è nel momento del bisogno</em>”, e credo sia importante quando si affrontano situazioni tristi e stressanti: poter <strong>avere intorno a sé una rete sociale</strong> che possa esserci d’aiuto a superare tali momenti di difficoltà. Amici e parenti che con piccoli gesti, come una telefonata, cucinare per noi, invitarci a <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/pranzi" target="blank" rel="noopener nofollow" title="pranzo" data-wpil-keyword-link="linked">pranzo</a> o uscire in compagnia ci possano permettere momenti di condivisione.</p> <p>Il lutto è un argomento “scomodo”, crea disagio ed imbarazzo perciò spesso si tenta di evitarlo, ma è basilare la <strong>presenza di persone vicino</strong>.</p> <p>Il <strong>non sentirsi soli</strong>, sapere di poter contare su qualcuno è il primo passo per una elaborazione del lutto funzionale.</p> <p><strong>Come superare il lutto?</strong></p> <p><strong>La capacità di elaborare il lutto rappresenta una delle competenze basilari per la costruzione del proprio <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/benessere" target="blank" rel="noopener nofollow" title="benessere" data-wpil-keyword-link="linked">benessere</a> psicologico</strong>. Questa fa parte, infatti, della capacità più generale di “<em>tollerare e gestire il dolore mentale</em>” Roccato, 1995 e il normale corso della vita comporta l’esperienza del dolore.</p> <p>Ma cosa significa tollerare la perdita? Ritengo sia importante tenere a mente due convinzioni generali:</p> <p>- la sofferenza e il dolore esistono e <strong>fanno parte della normalità</strong>;</p> <p>- accentandoli come parte della vita allora <strong>non occorre “immediatamente” eliminarli</strong>.</p> <p>Ci vuole un tempo per vivere il dolore, e poterlo condividere. Non bisogna “essere forti”, ma è importante tirare fuori le proprie vulnerabilità, viverle, sentirsi accompagnato ed accettato in questo percorso.</p> <p>Poter <strong>liberare tutte le emozioni</strong> che abbiamo in quel momento: far uscire la rabbia, la disperazione, la paura e via dicendo.</p> <p>Grazie alla manifestazione delle nostre emozioni è possibile, pian piano, riconoscere la perdita subita ed “introiettarla” dentro di noi, cioè farla vivere nelle nostre menti e nei nostri cuori in modo adeguato.</p> <p>Al contrario, se le nostre emozioni vengono represse ed inibite, andremo incontro a problemi e fatiche fisiche e mentali difficili da gestire e da comprendere e la persona perduta non verrà introiettata in noi in modo adeguato, ma la sua presenza-assenza risulterà un vero e proprio macigno che renderà le nostre giornate cupe, tristi, sterili.</p> <p>Il tempo aiuterà le nostre menti ed i nostri cuori a risollevarsi, a patto di vivere il dolore della perdita e non inibirlo!</p> <p>Quando può essere utile chiedere un aiuto psicologico?</p> <p>Secondo uno studio Bonanno e Kaltman, 2001, emerge che soprattutto quando l’evento è stato “potenzialmente traumatico” come una morte improvvisa, un’alta percentuale di persone indicata tra il 50 e l’85% sperimenta reazioni negative fino alla fine del primo anno dall’accaduto.</p> <p>Penso che quando le emozioni ed i comportamenti che sopra ho elencato rimangono invariati per molto tempo, diventando invalidanti per la persona potrebbe essere utile confrontarsi con uno specialista, che possa aiutare la persona a ripartire dal momento in cui tutto si è fermato.</p> <p>Bibliografia citata.</p> <p>- <strong>G.A. Bonanno e S. Kaltman</strong>, "The varieties of grief experience", CLIN PSYCH, 215, 2001, pp. 705-734.</p> <p>- <strong>Freud S.</strong> “Trauer und Melancholie”. Tr. It., Lutto e Melanconia, 1915.</p> <p>- <strong>Roccato P.</strong> “L’incapacità di elaborare il lutto come conseguenza di un inadeguato apprendimento della gestione delle emozioni”, Atti della Conferenza “L’esperienza depressiva tra sofferenza e conflittualità”, San Maurizio Canavese To, 1995.</p> <div><a href="http://www.ilcerchiomilano.it/">Il Cerchio </a></div> <div> <div class="m3170576814862123870gmailsignature"> <div dir="ltr"> <p><em><img src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/mortelutto.jpg" alt="" width="867" height="650" /></em></p> </div> </div> </div> <p> </p> <p> </p>