Come gestire l'inizio della separazione con i figli
<p><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/FAIBEISOGNIBIMBO.jpg" width="900" height="600" /></p> <h3 style="text-align: center;">Fare bei sogni non è sempre facile</h3> <p>Li ho appena messi a letto. Cartelle pronte, bacio della buonanotte e speriamo che facciano bei sogni. <strong>Insieme al mio ex marito, ho l’affido condiviso dei figli</strong> ma praticamente loro vivono con me ogni giorno, andando da papà a week end alterni. Di venerdì, invece, si fanno coccolare dai nonni. Più questi ragazzi crescono, più difficili diventano le cose. Nervosismo al cambio casa, musi lunghi per dover portare da papà tutti i libri del lunedì mattina, lo zaino di pallavolo per la partita di domenica e dover giustificarsi per aver scelto di frequentare il gruppo scout. Una decisione maturata nel tempo, ma vissuta in modo diverso dai due <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/" target="blank" rel="noopener" title="genitori" data-wpil-keyword-link="linked">genitori</a>. Non parliamo poi di uscire sabato pomeriggio con le amiche, che abitano vicino a casa di mamma. Apprensione, giustificazione e raccomandazioni vuote che denotano solo insicurezza.</p> <p><strong>Meno si vedono questi figli, più faticoso diventa gestirli </strong>due volte al mese. Cambiano sotto i miei occhi, attenta osservatrice di queste corpi snodati che crescono di un centimetro a notte, figurarsi da una settimana all’altra. Sento parole nuove nel giro di pochi giorni, prima si muovono a colpi di <em>dab</em> per preparare la tavola e poi negano di averlo mai fatto. Sono un groviglio di novità e contraddizioni che davvero batte ogni aspettativa.</p> <p><strong>All’inizio della separazione</strong> avevo l’impressione che facessero fatica ad andare da papà semplicemente perché mi vedevano come l’anello debole, qualcuno di cui preoccuparsi e non volevano lasciarmi sola. Sono sempre stata sincera con loro, da subito, e non ho mai nascosto che la decisione attiva di cambiare vita è sempre stata la mia. Senza menzogne e senza mezzi termini perché comunque stavo radicalmente cambiando il loro quotidiano e ho pensato che almeno una buona dose di onestà fosse il minimo che potessi fare. Ma me la sono gestita tra mille difficoltà oggettive e lo hanno sensibilmente visto. Ad un certo punto ho cambiato rotta, mostrando loro la mia forza nel reagire ai problemi e mostrando come trovare sempre un ottimo motivo per alzarsi di buon umore. Volevo essere paragonata ad una splendida guerriera piuttosto che ad una principessa sul pisello.</p> <p><strong>In un secondo momento ho creduto che un po'</strong> me la raccontassero, fingendo di stare male in un posto dove comunque non se la passavano in modo così disastroso. Come se venire a casa e sbandierare di essere stati bene con papà potesse essere una colpa. Per sradicare questo effetto placebo ho iniziato io per prima a raccontare dei miei week end in solitaria, stimolando il confronto. Successivamente ho evitato come la peste i commenti sarcastici, mordendomi la linguaccia, ed ho evidenziando gli aspetti positivi del padre. Che a pensarci bene bene si trovano, anche perché altrimenti sarei stata una pazza a passare quasi vent’anni con quest’uomo e ad averci fatto insieme due figli. Ma per quanto io abbia fatto e continui a costruire, questo rapporto decolla a fatica. Ultimo esempio questa sera, con un <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/pranzi" target="blank" rel="noopener nofollow" title="pranzo" data-wpil-keyword-link="linked">pranzo</a> fuori programma organizzata in famiglia e loro un po' delusi da una serie di mezze parole e accordi poco chiari.</p> <p><strong>Non ne faccio una colpa a lui che tutto d’un tratto si è trovato due figli da gestire senza le istruzioni per l’uso.</strong> Credo anche che sia il momento di farmi da parte, lasciando che <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/giochi" target="blank" rel="noopener nofollow" title="giochi" data-wpil-keyword-link="linked">giochi</a> la sua partita da solo senza la mia intromissione, il più delle volte non richiesta. Anche se vivono con me, lui sarà sempre convinto del suo punto di vista e difficilmente si renderà conto che non sono più i bambini di due anni fa. Un po' per la crescita, un po' per carattere ma soprattutto per quello che ora hanno toccato con mano e vissuto sulla loro pelle. Non parlo della separazione, ma del fatto che <strong>finalmente hanno conosciuto mamma e papà, come individui e non più come unità compatta.</strong> Quando ti ritrovi da solo a gestire i figli esplode il tuo essere più vero, guardi in faccia le tue fragilità e spesso trovi risorse che non sapevi di avere. Oppure ti perdi completamente non sai da che parte iniziare, cercando disperatamente di colmare quel vuoto che non è dovuto dalla mancanza di una persona, ma si trova proprio dentro di te.</p> <p>Non capisco perché la condivisione dell’affido in moltissimi casi sia solo formale, sbandierando le solite difficoltà nel conciliare lavoro e vita da Gengle, quando in verità dietro a qualcuno si nasconde un team di zie, cugini e parenti da competizione. Crescere dei figli significa solo marginalmente pagare ciò di cui hanno bisogno anche perché possono fare a meno di tante banalissime cose. <strong>Non dovrebbero vedere uno dei due genitori come un bancomat viaggiante da poter usare su richiesta, come allo stesso modo non è produttivo lavarsi la coscienza aprendo il portafoglio. </strong>Inutile che stiano sistematicamente con i nonni nei giorni in cui sono affidati al <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="genitore" data-wpil-keyword-link="linked">genitore</a> di turno, significa non sfruttare appieno il poco tempo a disposizione.</p> <p>È un circolo vizioso in cui nessuno si sente a proprio agio e quel rapporto così delicato e importante vacilla. <strong>Sono dell’idea che ognuno di noi cerca di fare del proprio meglio</strong>, come genitori, ma quando non basta bisogna provare a fare di più. Anche solo cercare di vedere le situazioni sotto una luce diversa, lontano dai vecchi rancori e dai facili luoghi comuni. Quando ci sono sensibili disaccordi tra ex coniugi, focalizzarsi sull’obiettivo concreto, senza farsi influenzare dal resto della famiglia, sarebbe il risultato migliore. Fare fronte comune è tanto idilliaco quanto meraviglioso perché in ballo ci sono loro, il nostro sangue e per loro vale sempre la pena di rimettersi in discussione e ricominciare. Anche quando questo significa affrontare una fatica mai conosciuta, ingoiare l’orgoglio personale davanti a chi si è amato tanto e ricominciare a giocare con loro rimettendo in <a class="wpilkeywordlink" href="https://giochi.ai/" target="blank" rel="noopener nofollow" title="gioco" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="380">gioco</a> prima di tutto se stessi.</p> <p><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/figlia-di-genitori-separati.jpg" width="900" height="600" data-caption="" /></p>