Single, l’amore non è un gioco
<h3 style="text-align: center;">Noi genitori dei millenials</h3> <h3><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/teenager.jpg" alt="" width="900" height="600" /></h3> <p>È alta ormai quanto me.</p> <p>Capelli lunghi come Pocahontas ma senza credere più al mito delle principesse Disney. Porta la camiciona a quadri, anche se non credo che sia in grado di trovare Seattle sulla cartina geografica. E’ riuscita a farsi regalare il chiodo della ragazza di suo padre, pur di alimentare la sua vena ribelle e rockettara. Ma poi me la ritrovo in bagno a registrare un video per <a href="https://musical.ly/" target="blank" rel="noopener noreferrer">musical.ly</a>, nel conformismo più assoluto.</p> <p><strong>Scarpe sporche,</strong> ma rigorosamente di marca.</p> <p>I suoi neologismi durano quanto un battito di ciglia, i gruppi musicali che nomina hanno una permanenza così effimera che non resistono dall’inverno alla primavera.</p> <p><strong>Usa il telefono per qualsiasi cosa, tranne che per chiamare a casa.</strong> Emoticon, messaggi vocali, app e filtri che rendono irriconoscibile mia figlia, quella bambina che ho visto trottare per casa con bambole e peluches fino all’altro giorno e che oggi si atteggia da giovane Lolita in continui selfie ed aggiornamenti di stato.</p> <p>Inutile far finta di non vedere, lei vuole diventare così.</p> <p>Vive in un’era così digitale e veloce in cui non riesco a riconoscermi. È il <strong>salto generazionale</strong>, quello di cui si sente tanto parlare ma che tocco con mano solo ora, che me la ritrovo polemica durante ora di <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/cene" target="blank" rel="noopener nofollow" title="cena" data-wpil-keyword-link="linked">cena</a>, che mi etichetta come antiquata e bachettona. Ho mediamente dieci anni meno delle mamme delle sue amiche, lavoro grazie ad internet e vivo di blogging, ma per lei sono sempre e solo quella che non capisce i suoi amici, il suo mondo e la sua necessità di autonomia e indipendenza.</p> <p><strong>A undici anni.</strong></p> <p>È stata cresciuta con il mito di <em>libert</em><em>è</em><em>, egalit</em><em>è</em><em>, fraternit</em><em>è</em><em>,</em> forse a causa della solida educazione che mi è stata impartita tra mia <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/2018/09/01/327-la-lettera-di-un-madre-separata-alla-figlia/" target="blank" rel="noopener" title="madre" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="156">madre</a> che mi lasciava ore davanti a <em>Lady Oscar</em> e mia sorella che cantava a squarciagola “<em>Joe le taxi</em><em>”</em>. Questa figlia è ribelle ma non si capisce ancora contro chi combatta la sua crociata, una piccola Don Chisciotte che si intestardisce con i suoi mulini a vento. Facendo fruttare quelle quattro sedute fatte dal mio analista, direi che probabilmente è un momento di passaggio e sta cercando qualcuno con cui prendersela, così trova in me un bel bersaglio con tanto di X stampata in fronte. Non c’è molta alternativa in casa, al massimo può discutere con suo fratello, ma non c’è la stessa soddisfazione, o con il gatto, che tanto se la dorme a pancia piena. Io sono sicuramente più passionale e le posso dare grandi soddisfazioni.</p> <p>A volte mi verrebbe voglia di appenderla al lampadario, altre mi fa sorridere, così acerba e inesperta, con i suoi anatemi completamente infondati contro la società. E questo “noi” nettamente contrapposto a “voi”: genitori, insegnanti, adulti in genere. Lei non era ancora nata che venivano abbattuti muri e combattute ipocrite convenzioni sociali e adesso mi ritrovo davanti questa ragazzina, specchio di una generazione che costruisce barricate fittizie per sentirsi assurdamente più forte. Di chi o cosa ancora non capisco.</p> <p><strong>Ma chi siamo noi genitori? </strong>Parliamo tanto, parliamo troppo, parliamo sempre con questi <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="figli" data-wpil-keyword-link="linked">figli</a>. Quasi a doverci sempre giustificare per qualsiasi cosa. Mio padre aveva la capacità di farsi capire senza nemmeno aprire bocca e non credo che andasse a dormire con i sensi di colpa.</p> <p><strong>Forse siamo noi in crisi</strong>, così bisognosi di essere prima di tutto amici e confidenti, ma non sempre educatori. Non ci piace fare la parte dei cattivi della favola, ma credo che se tutti i personaggi non si trovano al loro posto non ci possa essere il lieto fine.</p> <p><strong>Chi sono questi </strong><strong>millenial</strong><strong>?</strong> Ragazzini cresciuti velocemente, in un bombardamento tecnologico e mediatico che condiziona anche il loro sonno, con una sollecitazione di contenuti esponenziale. Crescono con la valigia, respirano le difficoltà delle famiglie che divorziano, sentono parlare di assegni familiari che non vengono versati e di aziende che chiudono lasciando a casa quarantenni senza lavoro. Non offriamo loro stabilità e certezze, perché ormai non fanno già parte del nostro modo di vivere. Come diceva Zygmunt Bauman, in questi tempi domina <em>“</em><em>la convinzione che il cambiamento sia l'unica cosa permanente e che l'incertezza sia l'unica certezza</em><em>”</em>. Ne deriva la difficoltà delle decisioni a lungo termine, negli impegni forti, anche nelle relazioni durature.</p> <p>Noi possiamo solo amarli e stare loro vicino. Trasmettiamo quello che ci sembra opportuno, ma nella piena libertà di lasciarli diventare quello che scelgono di essere, nel loro tempo che non può e non deve appartenerci, con le carte che il destino ha lasciato loro in mano. Non è un <a class="wpilkeywordlink" href="https://giochi.ai/" target="blank" rel="noopener nofollow" title="gioco" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="386">gioco</a>, c’è in ballo il futuro, ma non dimentichiamo che è il loro domani, non il nostro.</p> <p><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/FUTURO.jpg" alt="" width="900" height="600" /></p>