L'amore delle donne è strettamente legato alla casa.

<p><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/casadaseparati.jpeg" alt="" width="940" height="627" /></p> <p>&nbsp;</p> <p>Il nome sul campanello di casa &egrave; sempre un indizio inconfondibile sulla vita delle persone.</p> <p>Passeggiando osservo queste sigle, all'ingresso dei portoni nei palazzi in citt&agrave;, su citofoni arrugginiti e poi riverniciati. Nei quartieri fuori dal centro ci sono spazi fitti fitti di nomi, dove il numero di bambini &egrave; maggiore a quello degli adulti e altri, pi&ugrave; signorili e in zone sicuramente altolocate, dove il cognome risuona importante, isolato in grassetto nello sfondo bianco. Un po' come il proprietario. Quando incrocio invece parole straniere, le consonanti sono accostate in modo bizzarro ed escono suoni gutturali, che fanno fare alla lingua acrobazie impegnative anche per i pi&ugrave; allenati baciatori. Sorrido ascoltando la mia voce. Fantastico sulle famiglie che vi abitano.</p> <p>Conosco chi ha tenuto sul campanello il nome di chi ha lasciato quella casa da mesi, ma ancora non riesce a cancellarlo. Non vuole. Come per dire che se lui, dovesse tornare, pu&ograve; sempre sapere che &egrave; ancora casa sua e che quella donna, comunque, vuole essere il suo porto sicuro, nonostante tutto quello che ha passato. L'amore per lui &egrave; pi&ugrave; grande di quello per se stessa.</p> <p>Conosco chi non ha nome sul campanello, nonostante ci abiti da anni. Non voler lasciare un segno, non voler affermare che si vive in quel posto, quasi a non legarsi a niente e nessuno e tenersi aperta ogni possibilit&agrave;. Tutti lo sanno, nelle nostre piccole palazzine, ma non prendere la penna e scrivere il proprio cognome fuori dalla porta indica un vivere eccentrico, fuori dagli schemi e la voglia di restare in quel limbo delle infinite possibilit&agrave;. Non apparire, esserci ma non dichiararlo, tenere aperte tutte le strade possibili, andare o rimanere. L'importante &egrave; non essere solo spettatore della propria vita, invece che protagonista.</p> <p>Conosco chi entra in una nuovo appartamento da solo, cercando di ricominciare in modo indipendente, e sente il vuoto di una casa senza <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="figli" data-wpil-keyword-link="linked">figli</a> che diventa insostenibile se conosci quelle risate, quelle grida, quel calore che scalda il tuo mondo. Una persona con cui chiacchierare la sera, una <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/cene" target="blank" rel="noopener nofollow" title="cena" data-wpil-keyword-link="linked">cena</a> da condividere, qualcuno che aspetta il tuo bacio della buonanotte. Abitudini di una famiglia che ormai non c'&egrave; pi&ugrave; e di cui si mantiene solo il cognome sul campanello e un vaso sempreverde sul pianerottolo.</p> <p><strong>L'amore delle donne &egrave; strettamente legato alla casa.</strong></p> <p>I cambiamenti familiari si rispecchiano in traslochi, spostamenti di mobili su e gi&ugrave; dalla cantina o acquisti compulsivi di nuovo arredo che serve soprattutto per alimentare quel senso di novit&agrave; e di freschezza di cui noi abbiamo spesso bisogno. Per sentirci meglio, per il gusto del bello, per ravvivare questo nostro nido. Devo aver cambiato la disposizione degli oggetti in questo appartamento almeno un milione di volte, con risultati spesso sorprendenti, sfruttando ogni centimetro e trovando la giusta collocazione delle cose anche solo appoggiandole qualche metro pi&ugrave; in l&agrave;. <strong>Come un puzzle dove tutto magicamente trova il suo posto, a volte vorrei poter sistemare cos&igrave; anche la mia vita. </strong>Sempre sotto gli occhi attenti dei miei <a class="wpilkeywordlink" href="http://gengle.it" target="blank" rel="noopener" title="figli" data-wpil-keyword-link="linked">figli</a> che hanno imparato ad usare chiodi e martello e che sentendomi spostare oggetti da una stanza all'altra ormai non fanno pi&ugrave; domande ma si rimboccano solo le maniche. <em>Mamma, dove vuoi che ti aiuti a portare il letto questa volta?</em> Perch&eacute; si pu&ograve; dormire in cucina e mangiare in camera, se lo vogliamo veramente. E mettere i vestiti negli scaffali e i libri nel frigorifero giallo che non funziona pi&ugrave;. Io lo faccio senza remore e senza paura del giudizio altrui. Qui abbiamo le nostre regole, che abbiamo trovato stando insieme ogni giorno. Ci permettono di farci prendere a testa alta quello che la vita ci offre e di affrontarlo con lo spirito solare che ci contraddistingue e la capacit&agrave; di vedere la realt&agrave; da ottiche non convenzionali.</p> <p>Ricominciare nella vita per me ha significato anche trovare questa nuova abitazione dove provare a star bene di nuovo e far sentire i miei figli al sicuro. Ho rinunciato alla casa che mi spettava di diritto perch&eacute; era in un contesto familiare diventato troppo difficile. Non che qui tutto sia assolutamente idilliaco, <strong>ma almeno tra queste mura mi sento libera di essere me stessa e questa cosa non la cambierei con nessuna altra al mondo.</strong> Qui&nbsp; rido, sogno, piango a dirotto e riparto pi&ugrave; energica di prima. Nel marasma che ho attraversato, almeno ho potuto ricominciare da zero, e non nella vecchia casa familiare cos&igrave; piena di ricordi. Non credo sia facile continuare a vivere con un mutuo da pagare tra progetti di coppia che sono rimasti sulle spalle di uno solo. Allo stesso modo conosco la difficolt&agrave; nel ripartire con una vita da reinventare e l'affitto al venti del mese. Sono due facce di una stessa medaglia che passa attraverso il luogo che pi&ugrave; di tutti simboleggia la famiglia: la casa frutto di un progetto condiviso.</p> <p>Il mio campanello &egrave; piuttosto bizzarro. Sopra c'&egrave; il mio nome e cognome e sotto le iniziali dei nomi dei miei figli seguiti dal cognome del padre. Uno spazio angusto strabordante di parole. Un insieme di sigle e punti degni della migliore <em>soap opera</em>, visto che sono l'unica in famiglia che porta un nome italiano. Osservando questo campanello, si pu&ograve; capire che &egrave; la casa di una madre <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/single" target="blank" rel="noopener nofollow" title="single" data-wpil-keyword-link="linked">single</a>, ma credo che nessuno in verit&agrave; ci faccia caso. Come tante altre cose che di me sfuggono alle persone che incontro ogni giorno, ma che in verit&agrave; si possono intravedere attraverso gli occhiali da sole e questo sorriso che indosso ogni mattina. <strong>Ma gli individui che veramente vogliono sapere qualcosa di noi, come ci sentiamo nel profondo, sono davvero pochi e chi si accorge dei piccoli particolari nelle vite degli altri &egrave; davvero raro e prezioso.</strong> Sono solo queste le persone che possano ora entrare nella mia casa, nella mia vita e nel mio, fin troppo fragile equilibrio quotidiano, in punta di piedi e ben attente a non calpestare i miei sogni</p> <p><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/casaseparata.jpeg" alt="" width="940" height="625" /></p>