Il difficile rapporto con i cellulari: ansia da separazione

«Aiuto, ho il telefono scarico»

<h3 style="text-align:justify"><ins><img alt="" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/smartphoneeragazzi.jpg" style="height:601px; width:900px" />&laquo;Aiuto, ho il telefono scarico&raquo;</ins></h3> <p style="text-align:justify">Quando sento parlare di &ldquo;<strong>ansia da separazione</strong>&rdquo; istintivamente penso ai bambini che faticano a staccarsi dalla <strong>mamma</strong>, oppure a rapporti di coppia dove chi dei due &egrave; pi&ugrave; fragile e si sente davvero in grossa difficolt&agrave; ad affrontare la propria vita contando solo su se stesso. Mi &egrave; sembrato davvero assurdo sentire invece che questa espressione ormai viene associata all&rsquo;utilizzo dello smartphone e, come ho letto in un recente articolo, &egrave; un fenomeno abbastanza diffuso, ad ogni et&agrave;.</p> <p>Per quanto mi riguarda, c&rsquo;&egrave; stato un periodo della mia vita in cui ero in simbiosi con il mio cellulare. E&rsquo; stato per qualche mese, prima di lasciare la casa coniugale, un momento in cui la mia piccola realt&agrave; vacillava sotto il peso di quel macigno che avrebbe travolto tutta la mia famiglia. Andavo nel panico pi&ugrave; totale per problemi di campo, batteria al di sotto del venti per cento e non potevo uscire senza il mio telefono. Ricordo la preoccupazione per aver fatto un disastro con il PIN e l&rsquo;ansia di non poter essere connessa in ogni momento della mia giornata. <strong>Un rapporto non sano, che mi ha offuscato completamente in un momento in cui ero molto fragile e confusa.</strong> In pi&ugrave;, questa forma di evasione non ha avuto nessun effetto positivo trascinandomi in una dipendenza ossessiva per diverse settimane proprio in quel periodo in cui ogni occasione era perfetta per litigare e le mura domestiche sembravano sempre cos&igrave; strette. L&rsquo;aria era davvero troppo pesante per tutti.</p> <p>Le cose sono nettamente cambiate una volta cambiata casa, <strong>senza pi&ugrave; bisogno di nascondermi in una realt&agrave; virtuale che sostituisse quella che stavo vivendo</strong>. Avevo preso le mie decisioni, stavo coerentemente portando avanti le conseguenze delle mie scelte e la mia vita, per quanto difficile e costantemente in salita, stava esattamente prendendo la piega che volevo. Il telefono ha ripreso cos&igrave; a diventare uno strumento come tanti, quanto la lavatrice per i panni sporchi e il forno per cucinare. Quell&rsquo;ossessione &egrave; sparita, lasciando spazio alla vita vera che osservo tutt&rsquo;ora con i miei occhi grandi e non attraverso uno schermo di ultima generazione.</p> <p>Oggi il mio cellulare &egrave; alla portata di tutti, lo presto ai miei <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="figli" data-wpil-keyword-link="linked">figli</a> all&rsquo;occorrenza e non ha nessun codice di accesso. Mi capita di uscire e di non averlo con me, soprattutto se sono insieme ai miei ragazzi e quindi non aspetto una loro telefonata oppure qualche messaggio per sapere se l&rsquo;allenamento &egrave; finito ed &egrave; ora di andare a riprenderli.</p> <p>Mi rendo conto, comunque, che se per me ha rappresentato una dipendenza temporanea, per mia <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/2018/09/01/327-la-lettera-di-un-madre-separata-alla-figlia/" target="blank" rel="noopener" title="figlia" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="240">figlia</a> &egrave; molto pi&ugrave; di un semplice strumento. Sembra quasi una <strong>estensione di se stessa</strong>, qualcosa che le permette di comunicare e di essere sempre connessa, un&rsquo;esigenza che la nostra generazione non ha provato allo stesso modo e nella medesima et&agrave;. Non solo quindi una <strong>memoria artificiale</strong> con cui archiviare emozioni e ricordi e nemmeno solo un mezzo per poter fruire dei pi&ugrave; <strong>disparati contenuti </strong>in ogni momento della giornata. La peggiore punizione che posso infliggerle &egrave; proprio la privazione del cellulare, a volte anche rispetto alle uscite vere e proprie con le amiche di scuola. In pi&ugrave; mi sono accorta che quando &egrave; rimasta senza telefono per una decina di giorni sembrava davvero una persona nuova, meno ansiosa e tesa, ma molto pi&ugrave; attenta alla realt&agrave; che la circonda.</p> <p><strong>Allora perch&eacute; continuo a permetterle di tenerlo?</strong></p> <p>Non credo che la privazione sia il modo corretto per gestire il<strong> cellulare</strong>. Vorrei insegnarle ad utilizzarlo nei tempi e nei modi corretti, evitando una vera e propria dipendenza tecnologica con relativa ansia da separazione. Sembrano davvero dei grandi paroloni, ma provate ad osservare i vostri <a class="wpilkeywordlink" href="http://gengle.it" target="blank" rel="noopener" title="figli" data-wpil-keyword-link="linked">figli</a> e ditemi per quanto tempo riuscite a staccarli dalla tecnologia. Cellulari, computer o dispositivi portatili delle pi&ugrave; disparate forme. Credo anche che i ragazzi siano nati in un&rsquo;era tecnologicamente diversa dalla nostra e che assorbano le novit&agrave; ad una velocit&agrave; esponenzialmente maggiore. E&rsquo; vero anche che anche noi ci facciamo piacevolmente rapire da queste innovazioni, diventa difficile fare la morale. <strong>I ragazzi prima di sentire le nostre parole, vedono l&rsquo;esempio quotidiano delle nostre azioni</strong> quindi risulta davvero difficile insegnare qualcosa che non mettiamo in pratica. Non dovremo per&ograve; dimenticarci che i cellulari sono solo strumenti e che non devono alterare il nostro umore o le nostre priorit&agrave;. Prima di preoccuparci di chi ci scrive o telefona a troppi chilometri di distanza dobbiamo occuparci di chi vive sotto il nostro stesso tetto, giorno dopo giorno.</p> <p>&nbsp;</p>