Monogenitore, genitore unico o gengle. La nostra risposta all'Accademia della Crusca
I Gengle sono genitori SINGLE in quanto separati o divorziati
Ringraziamo per l’accurata analisi realizzata dell'Accademia della Crusca in merito all'uso e all'incorporazione della PAROLA GENGLE nell'uso comune. <div style="background: eeeeee; border: 1px solid cccccc; padding: 5px 10px;">LA CRUSCA RISPONDE ALLA NOSTRA RICHIESTA</div> <div style="background: eeeeee; border: 1px solid cccccc; padding: 5px 10px;"> <strong><em>Monogenitore</em>, <em>genitore unico</em> o <em>gengle</em>?</strong> Naturalmente, non spetta all’Accademia pronunciarsi sulla legittimità di un termine e le osservazioni che seguono vertono solo sugli aspetti linguistici della questione, per vedere se il termine stesso <em>gengle</em> abbia caratteristiche tali da poterne ipotizzare un accoglimento nell’uso comune senza particolari difficoltà. Tuttavia, è necessaria una premessa. A noi pare che la formula <em>genitore <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/single" target="blank" rel="noopener nofollow" title="single" data-wpil-keyword-link="linked">single</a></em>, che è alla base della parola macedonia <em>gengle</em>, non colga esattamente il tipo di figure cui la signora Pasotto fa riferimento nel seguito della sua lettera. In italiano, infatti, <em><a class="wpilkeywordlink" href="https://singleinvacanza.org/" target="blank" rel="noopener nofollow" title="single" data-wpil-keyword-link="linked">single</a></em> si usa per indicare una “persona che vive da sola e senza un legame sentimentale stabile, spec. per scelta” <a href="http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/bibliografia-consulenza-linguistica-0">GRADIT</a>. Ora, a noi pare che il tipo di figura i cui diritti l’associazione Gengle intende tutelare corrisponda a quella del <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="genitore" data-wpil-keyword-link="linked">genitore</a> di una famiglia monoparentale, cioè una persona che ha, da sola, la responsabilità giuridica, economica e affettiva nella cura di uno o più figli. Ma nulla vieta che questa persona abbia un legame sentimentale stabile con un/a partner che però non partecipa all’allevamento dei suoi figli. Ciò detto, nel lessico italiano effettivamente manca un sostantivo che corrisponda all’aggettivo <em>monoparentale</em> o <em>monogenitoriale</em>, o <em>unigenitoriale</em>, forme attestate ma meno diffuse <em>uniparentale</em> invece è un termine tecnico della genetica, con diverso significato: “di trasmissione ereditaria in cui … le informazioni genetiche derivano da un solo genitore”: GRADIT. Una retroformazione come <em>monoparente</em> è ovviamente improponibile, dato che in italiano <em>parente</em> non significa ‘genitore’ a differenza, per esempio, del francese <em>parent</em>, che si correla trasparentemente all’aggettivo <em>monoparental</em>. La formazione linguisticamente più normale sarebbe a nostro parere <em>monogenitore</em>, oppure, volendo ricorrere a un’espressione polirematica, <em><a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/" target="blank" rel="noopener" title="genitore" data-wpil-keyword-link="linked">genitore</a> unico</em> che trova un parallelo in <em>figlio unico</em>, sempre nell’ambito dei termini di parentela. Naturalmente, volendo adottare forme rispettose delle differenze di genere, andrebbero utilizzate anche le forme <em>monogenitrice</em> o <em>genitrice unica</em>. Quanto a <em>gengle</em>, oltre a quella semantica indicata all’inizio, c’è un’ulteriore difficoltà che potrebbe precluderne la diffusione, ed è rappresentata dall’incertezza della pronuncia: una ipotetica pronuncia anglicizzante sarebbe /ˈdʒɛnɡl/ o /ˈdʒɛnɡəl/, ma per prestiti inglesi che terminano in , come proprio <em>single,</em> e anche <em>jingle ‘</em>breve motivo musicale che accompagna i messaggi pubblicitari’<em>, </em>sono ormai invalse pronunce italiane come /'singol/ e /'dʒingol/ così il GRADIT. Abbiamo interpellato la signora Pasotto sulla pronuncia adottata comunemente dai membri dell’associazione, e ci è stato detto che si adotta la pronuncia /ˈdʒɛnɡol/, con una certa ipoarticolazione della seconda vocale. In ogni caso, si tratta di una pronuncia che non corrisponde esattamente alla grafia della parola, che verrebbe letta come /ˈdʒɛnɡle/ o /ˈdʒenɡle/ da chi non coglie immediatamente il fatto che <em>gengle</em> è formato dall’unione di <em>genitore</em> e <em>single, </em>con riduzione della prima base ai suoi fonemi iniziali e della seconda a quelli finali, un tipo di parola macedonia detto <em>Kopf-Schwanz-Wort</em>, lett. ‘parola testacoda’, nella tradizione tedesca. La somiglianza fonica con <em>jingle</em>, inoltre, potrebbe essere utilizzata a fini di dileggio da coloro che sono ostili alla figura del <em>gengle</em> si ricordi che c’è chi si oppone all’uso della forma <em>ministra</em> per la sua vicinanza con <em>minestra</em>!. In conclusione, se GenGle come nome di un’associazione che esiste da tempo non ha bisogno di alcuna approvazione, le possibilità che un sostantivo <em>gengle</em>come designazione di una categoria particolare di genitori o genitrici possa diffondersi e stabilizzarsi nell’uso generale sembrano scarse. <em>Anna M. Thornton e Paolo d'Achille </em> </div> Ci piacerebbe avere modo di sottoporre alla vostra attenzione alcuni elementi: 1. I ‘<strong>Gengle</strong>’ sono genitori <strong>SINGLE</strong> in quanto separati o divorziati e pertanto <strong>NON </strong>sono giuridicamente ed economicamente indipendenti come potrebbe essere un genitore vedovo ad esempio bensì sono UNO dei due genitori di uno o più figli, e sono sentimentalmente svincolati dall’altro genitore, pertanto ‘<strong>single</strong>’. Allo stesso modo i termini <strong>‘monoparentale</strong>’ ‘<strong>genitore unico</strong>’ rappresentano quelle famiglie dove uno dei due genitori NON C’E’, mentre nel nostro caso i genitori ci sono entrambi, solo gestiscono il/i figli in modo indipendente per il tempo a loro concesso da nuova legge il 50% del tempo. Alcuni genitori si riaccompagnano sentimentalmente ma nei confronti del <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/2018/09/01/232-lettera-a-mio-figlio/" target="blank" rel="noopener" title="figlio" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="337">figlio</a> rimangono '<strong>single</strong>' in quanto non più legati sentimentalmente all'altro genitore, si può pertanto essere '<strong>gengle</strong>' e riaccompagnati , purchè non con l'altro genitore. 2. <strong>L’incertezza della pronuncia:</strong> varia fra ‘gengol’ ˈdʒɛnɡl/ o /ˈdʒɛnɡəl/, pronuncia corretta, e ‘gengle’ all’italiana, adottato per altro da molti iscritti, ma così come si potrebbe essere incerti delle pronuncia di Google guugol o gugle, come è scritto o ancora di‘bus’ bas o in fiorentino ibbusse. 3. <strong>La somiglianza fonica con ‘jingle’ termine per altro non molto usato in Italia,</strong> ha più o meno la stessa assonanza di ‘tazza, mazza, razza, bazza’ o di ‘cane, pane, sane, tane’ e sappiamo bene che il termine ‘gengle’ assoni anche con il termine inglese ‘jungle’! Speriamo con la nostra risposta di aver dato maggiori specifiche alla dottoressa Anna M. Thornton e il dott. Paolo d’Achille, che ringraziamo, rimanendo a disposizione per un confronto.