Cosa dire in quelle situazioni in cui un figlio si dimostra più forte di un genitore
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<p><img src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/child2.jpg" style="height:400px; width:600px" /></p> <p>Ci è stato chiesto da una madre che ha perso il marito da alcuni mesi che spesso la sera piange da sola, ed il cui figlio di 8 anni le ha detto che a volte la ha sentita piangere e che anche lui è triste ma non piange perché loro due insieme possono superare tutto.</p> <p>Le emozioni sono tutte importanti e tutte ci comunicano dove siamo e dove stiamo andando, se impariamo ad ascoltarle. La tristezza, ad esempio, è quell´emozione che ci aiuta a separarci, a lasciare andare. Se ci pensiamo bene, anche nel corpo le manifestazioni corporee relative alla tristezza sono legate al lasciare andare come il pianto, la spossatezza, ecc..</p> <p>Cito Daniel Goleman: “La tristezza ha la funzione fondamentale di farci adeguare ad una perdita significativa, ad esempio a una grande delusione o alla morte di qualcuno che ci era particolarmente vicino. Essa comporta una caduta di energia ed entusiasmo verso le attività della vita – in particolare per le distrazioni e i piaceri – e, quando diviene più profonda si avvicina alla depressione”.</p> <p>É quindi perfettamente congruente e naturale provare questo tipo di emozione in seguito ad un lutto e nasconderlo al proprio <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/2018/09/01/232-lettera-a-mio-figlio/" target="blank" rel="noopener" title="figlio" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="255">figlio</a> non ritengo sia auspicabile, per un bambino, specialmente a un´età in cui è in grado di ragionare, fare collegamenti, capire. Per un figlio non è semplice vedere la propria <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/2018/09/01/327-la-lettera-di-un-madre-separata-alla-figlia/" target="blank" rel="noopener" title="madre" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="128">madre</a> che soffre, in generale per nessuno è semplice stare accanto ad una persona amata che sta soffrendo ed è quindi plausibile che cerchi di contrastare il senso d’impotenza che è proprio di queste situazioni in ogni modo, anche cercando di fare il supereroe.</p> <p>A mio avviso è importante riconoscere e dare un nome a queste emozioni: tristezza, senso d’impotenza; è importante normalizzarle, ovvero spiegare a nostro figlio che in questi casi “É proprio così che va, la tristezza c´è, non è piacevole, ma serve e poi passa! Vedere chi amiamo che soffre è doloroso, ma a volte non serve nient’altro che aspettare e, se si vuole, un abbraccio”. Condividere le emozioni con i nostri <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="figli" data-wpil-keyword-link="linked">figli</a>, quelle che riguardano entrambi, li rende competenti emotivamente e di certo più pronti ad affrontare la vita, anche nei momenti più difficili.</p> <p> D.ssa <strong> Mirna Benigni, </strong><em>Psicologa e Psicoterapeuta, Psicologa del Traffico<img src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/child4.jpg" style="height:400px; width:600px" /></em></p>