1 Settembre 2018

Come prendere decisioni giuste?

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decisioni

Questa mattina mi sono alzata all’alba.

E anche il giorno prima.

Non c’è niente da fare, quando sei inquieta dentro, nell’animo, i sogni si fanno agitati e non riuscire a dormire è una conseguenza inevitabile. Tra tutte le paranoie femminili che pervade il mio universo, questa è quella che mi crea meno problemi e che ha indubbi aspetti positivi sul mio umore. Svegliarmi all’alba significa iniziare la giornata presto e riuscire a fare una marea di cose. Mi sto convincendo che passare le ore a pensare e pensare su possibili cause, effetti, evoluzioni fantasiose di situazioni più o meno realistiche, alla fine mi faccia solo buttare via un mucchio di tempo e nemmeno vincere l’Oscar per la migliore sceneggiatura in concorso. Peccato, avevo già scelto anche il vestito per la premiazione e stavo facendo l’elenco delle persone da ringraziare, fazzolettino alla mano. Meglio mettersi a far qualcosa di utile, quando la mente ozia in fantasie assurde, e canalizzare le energie in qualcosa di costruttivo che permetta poi di andare a dormire stanchi e sereni, senza bisogno di xanax riparatore. Potrebbe sembrare razionalismo estremo a colazione o molto più semplicemente mi sono veramente rotta di stare ad occhi aperti a contare le pecore (degli altri).

Oggi sono stata al parco a correre, quaranta minuti nella solitudine domenicale della città, incrociando si e no una decina di individui che come me non riuscivano a stare sotto le coperte o, più semplicemente, non avevano un motivo valido, in carne ed ossa, per rimanerci. Ma quando ho visto un uomo con il metal detector, assorto prima delle sette in intense perlustrazioni cittadine, mi sono sentita meno strana e fuori luogo di quando ho messo le scarpe ginniche e ho imboccato il portone di casa. Lui era assorto completamente nel suo mondo, io nel mio con la musica nelle orecchie. Condividiamo tutti lo stesso globo ma lo vediamo con occhi davvero molto diversi.

mondo

Il week end è sicuramente un momento difficile da gestire, all’inizio di ogni separazione, perché ci si trova spaesati in una dilatazione spazio temporale degna del più intricato teorema di fisica. Nel caso in cui si abbia la gestione della prole, ci si ritrova come unici adulti responsabili a organizzare tutto quello che serve. Sono giorni in cui non c’è l’obbligo di frequentazione scolastica ma gli impegni di studio non mancano, si cerca di gestire la loro agenda fissa di compleanni, cinema, partite in casa oppure in trasferta, saggi di musica o dimostrazioni di ballo. A volte ci si sente più tassisti che genitori, inglobati in un vortice di spostamenti che forse serve solo per colmare un vuoto altrimenti ingestibile, più per i grandi che per i piccini.

Quando invece il fine settimana si sviluppa in solitaria, all’inizio di una separazione, spesso si corre da un evento all’altro, in piena sindrome da febbre del sabato sera e si passano due giorni su sette a dormire di giorno e uscire di notte, in un mondo che non ci appartiene da troppo tempo e che pretende di vederci in ufficio alle otto di lunedì mattina. Possibilmente svegli, se produttivi è chiedere troppo. L’euforia iniziare è terapeutica e a volte dolorosa, quanto i primi rifiuti in approcci arrugginiti oppure dopo le nottate di sesso occasionale che lasciano l’amaro in bocca a chi, comunque, è abituato a pensare (almeno) per due. Adrenalina e voglia di fare amplificata, sfociano in una bomba ad orologeria che travolge tutto e tutti e fa entrare in un turbinio di passioni da cui si scende solo quando si è veramente saturi. Oppure quando si decide di cambiare, entrando in un’altra fase della propria vita, dettata da ritmi e necessità totalmente diversi, senza regredire in un’assurdo revival adolescenziale.

La cosa più difficile, dopo la chiusura di un rapporto importante come il matrimonio, è quella di non cadere in dinamiche conosciute cercando solo di sostituire il partner di sempre con una persona diversa. La vera difficoltà, che pochi davvero riescono ad affrontare, è gestire l’individualità, come tempo incontrastato per se stessi, dove conoscersi realmente al di là delle etichette e degli obblighi familiari e sociali. Capire cosa veramente ci fa battere il cuore, cosa ci piace fare davvero e ci fa sentire bravi, canalizzare l’energia quindi finalmente su se stessi e i propri progetti. Ci meritiamo un sano e doveroso egoismo, per stare bene ed essere capaci di dire anche un forte e sonoro NO a quelle persone che ci travolgono la vita e ci destabilizzano, portandoci via il nostro entusiasmo e facendoci sentire sbagliati, in mille modi diversi. Stabiliamo per bene le nostre solide basi e poi saremo in grado di fare qualsiasi cosa. Ma l’equilibrio viene da dentro, con il tempo e l’esperienza, e con la voglia di dare un senso a quello che viviamo. Solo così possiamo aggiustare la mira e orientare le nostre energie verso una nuova sorprendete versione di noi stessi. Altrimenti molto semplicemente, stiamo bene nel nostro malessere ottocentesco crogiolandoci nel nostro dolore, cercando persone e situazioni che possono farci soffrire ma che in fondo ci fanno sentire al sicuro, in un dolore che conosciamo e che ci coccola un pò.

La vita è fatta di scelte, tocca a noi avere ancora una volta il coraggio delle nostre azioni e portare a galla il desiderio di vivere pienamente, come veri protagonisti della nostra storia.

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